Fare impresa: lo sguardo innovativo delle donne

Apr 2, 2021 | D&I, Eventi e incontri

I dati sono ancora poco confortanti: le donne che ricoprono cariche societarie come titolari e soci rappresentano poco più del 30% del totale, con una crescita moderata negli ultimi 15 anni (+1,4% dal 2005). Nello stesso periodo, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro (tasso di attività) è salita di oltre quattro punti percentuali, riducendo il gap con quella maschile, che però rimane ampio (54,7% contro 73,5% nel 2020).

È quanto emerso dall’analisi sullo scenario attuale dell’imprenditoria femminile e sulla financial literacy delle donne italiane presentata da Prometeia nel corso del Forum Women ONboarding, l’iniziativa di UniCredit nell’ambito del percorso UniCredit4Women per valorizzare il talento e le occasioni di crescita per le donne e facilitare il dialogo tra il mondo bancario e l’universo femminile.

Oggi, come sottolineato da Francesco Giordano, Co-CEO Commercial Banking Western Europe di UniCredit, c’è ancora una forte gap che riguarda l’imprenditoria femminile negli ambiti della digitalizzazione e delle competenze finanziarie. Per far fronte a questo problema, UniCredit ha lanciato due iniziative concrete: un percorso di mentoring al femminile (Women ONboarding) e quattro percorsi di financial education dedicati della Banking Academy. L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia del Gruppo per tutelare tutte le diversità e favorire l’inclusione.

Le donne possono cambiare la pista su cui correre

L’evento, che ha visto la partecipazione di Riccarda Zezza, CEO di Lifeed, ha rappresentato l’occasione per comprendere come, in vista della ripresa economica post covid-19, l’imprenditoria femminile possa fare un’importante differenza. In particolare, le nuove generazioni di imprenditrici possono insegnare ai loro figli una nuova sensibilità nei confronti della finanza. Anche perché le donne hanno “uno sguardo innovativo, diverso da quello che siamo abituati a vedere sul mercato, dove la maggior parte delle imprese è maschile”, ha spiegato Riccarda Zezza.

“Le donne possono portare la specificità della loro ricchezza, costruendo nuove strade senza adattare radicalmente il loro pensiero e linguaggio. È importante che le donne facciano impresa perché il mondo ha bisogno di uno sguardo diverso, di soluzioni nuove: non si tratta di consentire alle donne di correre sulla stessa pista degli uomini, ma di cambiare la pista perché sia più adeguata ad accogliere il diverso potenziale di entrambi”.

L’importanza delle materie STEM

Per esprimere il loro potenziale, le donne hanno bisogno di indipendenza economica. Oggi l’educazione fa la differenza in questo senso, ma poche ragazze scelgono di studiare materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), come evidenziato da Ersilia Vaudo Scarpetta, astrofisica e Chief Diversity Officer dell’Agenzia Spaziale Europea. “Le materie STEM hanno il più grande potenziale di empowerment e il più alto tasso occupazionale, la più alta crescita salariale e possono contribuire ad accorciare il tempo raggiungere la parità economica di genere”.

Secondo il World Economic Forum, ci vorranno almeno due secoli per colmare questo divario. E l’Italia è in fondo alle classifiche dell’Ocse riguardo al gap di genere sulle conoscenze finanziarie. Sono ancora poche le imprese femminili, ma queste PMI si distinguono per il loro tasso di innovazione e finalità sociali.

Scarpetta ha sottolineato inoltre l’importanza della mentorship per le giovani donne, che hanno la possibilità di condividere punti di vista e trovare soluzioni attraverso la creazione di un network e di relazioni per crescere, seguendo leader positivi e inclusivi. Anche per Antonella Mansi, Presidente del Centro di Firenze per la Moda Italiana, l’educazione alle materie STEM “è cruciale, insieme con quella familiare e scolastica, per rendere le donne pronte al mondo imprenditoriale”.

L’educazione finanziaria parte a scuola e in famiglia

Sull’importanza dell’educazione dei figli fin da piccoli ad avere indipendenza economica concorda Irene Facheris, esperta in gender studies e formatrice, che ricorda come i suoi genitori le abbiano insegnato a gestire la ‘paghetta’ attraverso un file Excel quando era bambina. “Alle famiglie (e in particolare alle donne) è richiesta maggiore educazione finanziaria”. Non solo: “Anche la scuola ne è responsabile, perché il problema del pay gap nasce prima del mondo del lavoro. E bisogna considerare anche la violenza economica che si manifesta nelle famiglie nella gestione delle risorse economiche”.

Il tema della sostenibilità dell’attività imprenditoriale, dal punto di vista umano, è stato sottolineato da Lavinia Biagiotti, presidente e CEO di Biagiotti Group, secondo la quale “siamo qui per lasciare una legacy nei confronti dell’ambiente e soprattutto delle persone”.

Infine Magda Bianco, Direttrice Dipartimento tutela della clientela ed educazione finanziaria di Banca d’Italia, ha evidenziato la correlazione tra il livello di competenze in finanza e quelle in matematica. “A scuola bisogna puntare di più sulla finanza, che nella società spesso ha una connotazione negativa, e sulla matematica in modo meno competitivo e più coinvolgente, senza creare stereotipi e dando maggiore fiducia alle donne”.

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