Zezza (Lifeed): “Gender pay gap: le donne lavorano gratis fino all’11 febbraio”

Indagine di Job Pricing e LHH Recruitment Solutions

Ruoli di cura percepiti dalle aziende come un ostacolo alla carriera, ma sono il motore di sviluppo delle competenze più utili in ambito professionale

10 febbraio 2023

È l’11 febbraio il D-Day delle donne. Solo da questa data infatti le donne cominciano a guadagnare, sebbene lavorino dal primo giorno dell’anno. Un dato che mostra quanta strada deve ancora fare l’Italia.


Il gap salariale rispetto agli uomini si è ampliato nell’ultimo anno dello 0.9% e questa è una pessima notizia, non solo per le donne. Le donne sono in media più istruite a tutti i livelli (59,4% di laureate sul totale), hanno performance scolastiche superiori (il 43% delle ragazze ottiene un voto d’esame superiore o uguale a 8, rispetto al 31,7% dei ragazzi) e abbandonano meno gli studi (10,5% delle ragazze contro il 14,8% dei ragazzi). Ma in azienda guadagnano meno. (Fonte Osservatorio JobPricing e LHH Recruitment Solution). Questo trend è figlio sì di politiche salariali non aderenti al tempo, ma è anche frutto di percorsi individuali accidentati. Le donne sono quelle che hanno contratti di lavoro più instabili e fragili, quelle che scontano la maternità e quelle sulle cui spalle pesa la maggior parte del carico familiare in termini di cura. Paradossalmente questi elementi rendono invece le donne più forti e con competenze più utili nelle aziende: superare transizioni come il cambio di un lavoro rende più consapevoli (81% delle donne che ha fatto un percorso Lifeed si sente più consapevole grazie alle transizioni di vita), affrontare la maternità migliora la capacità di organizzazione (77%), le competenze legate alla leadership (80%), la gestione dello stress e il problem solving (83%). Infine occuparsi di un parente malato o in generale avere ruoli di cura rende più consapevoli, affidabili, empatici (85%) e più motivati sul lavoro (77%) impiegando al meglio le risorse disponibili per raggiungere gli obiettivi. Sempre secondo i dati dell’Osservatorio Vita Lavoro di Lifeed valorizzare la genitorialità consente di far emergere talenti che, per il 70% sono espressi solo nei ruoli personali.
Le persone che possono esprimere sul lavoro tutte le loro capacità si sentono più viste e più vicine ai valori della propria azienda, con un impatto positivo sulla retention e sulla reputazione, punti di forza per attrarre le nuove generazioni e i talenti, soprattutto femminili.

Ma le aziende lo stanno scoprendo, anche se molto lentamente. I cambi di prospettiva sono processi lunghi, per molto tempo sotterranei”.

Cosi Riccarda Zezza, Ceo e fondatrice di Lifeed e autrice del libro “Maternity as a Master”, ha commentato i dati resi noti dall’indagine sul Gender pay Gap realizzata da JobPricing e LHH Recruitment Solution.

“Disincentivare l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro è un danno non solo per loro, ma anche per il Paese. È una situazione che impoverisce tutti ed è per questo che sono indispensabili misure che agiscano a 360 gradi, fare spazio a un principio di cura maggiormente condivisa tra entrambi i genitori, valorizzare il capitale umano delle donne anche in quanto mamme o caregiver e non “nonostante” questi ruoli. Solo un radicale e prolungato cambio di prospettiva potrà eliminare il gender pay gap” – ha concluso Zezza.